28 luglio 2018

Sulle trappole dell’immaginario

È stato mentre scrivevo il post sulla Las Vegas che non esiste più che mi sono venute un paio di riflessioni sulla forma dell’immaginario che ho deciso di condividere qui. Nulla di definitivo, solo pensieri sparsi che però mi andava di appuntare qui.

Certo l’immaginario aggiunge un livello magico a quello che ci circonda, a quello che visitiamo, alla città in cui viviamo. Un grumo di carne e di cemento diventa una rete di rimandi: al personaggio, a quella scena indimenticabile, a quel momento magico visto al cinema o in tv.

Certo l’immaginario hollywoodiano è ingannevole e fonte frequente di delusione perché tanti (non tutti, ma molti) dei luoghi nei quali vivono i personaggi esistono tra le pareti di un capannone giusto il tempo delle riprese e ci condanna a vagabondaggi disperati e senza lieto fine. Ma quando porta alla scoperta di meraviglie nascoste, è uno spettacolo.

È un elemento che aggiunge tanto piacere all’esperienza di un luogo, senza dubbio. Però, questa è la riflessione che facevo l’altro giorno mentre scrivevo, in questo gioco c’è una componente retrograda che non mi aspettavo: per godere del presente attraverso l’immaginario, devo volgere lo sguardo altrove, ad altre epoche, lontano dal presente, da ciò che è davanti a me qui e ora.

Se non ne sei cosciente, l’immaginario può diventare fuga dalla realtà: da una parte aggiunge livelli di piacere ma all’estremo opposto ti lascia a godere solo di ciò che è stato, solo del sopravvissuto a epoche (e sogni e storie) passate.

Pubblicato il 28 luglio 2018

Categoria: Blog

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