5 gennaio 2016

Da 1st-person shooter a 2nd-person player

Nato da un’idea di Nina Freeman, game designer e poetessa americana, Cibele viene presentato come un videogioco sui primi amori al tempi di internet ma a ben vedere è molto di più.

Innanzitutto, si tratta di un videogioco ma non ci sono bottoni, missioni, e boss finali. Cibele è più simile a un racconto che procede non sfogliando le pagine ma facendo agire i suoi personaggi, Nina e Ichi, due adolescenti che si conoscono proprio in un gioco online.

Poi giocando scopri che Cibele è molto di più. Volendo giocare con i generi del video gaming,  più che un first-person shooter Cibele è un second-person player: un videogioco nel quale procedi solo se fai giocare Nina a Valtameri, un gioco online nel quale incontra Ichi. Non giochi a combattere i cattivi ma a impersonare Nina che  gioca a combattere i cattivi insieme a Ichi, di cui si innamorerà.

La forza di Cibele sta tutta qui: percorrendo e ripercorrendo il viaggio dalla nostra realtà a quella di Nina e dalla realtà di Nina alle sue emozioni, ci ritroviamo a riflettere sulla natura stratificata della nostra realtà quotidiana: una complessità in cui entriamo ogni giorno senza nemmeno accorgercene e nella quale custodiamo, ben annidate nei livelli più lontani dalla realtà fatta di luce e atomi, le emozioni più intime.

la mia recensione su Cibele

Pubblicato il 5 gennaio 2016

Categoria: Blog

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